Presentazione MeA
Mosaico & A.I.A.S.

La spinta che ha portato alla costituzione della cooperativa MeA nel 1998 fu data dall'incontro di prospettive sensibili al bisogno del cosiddetto "Dopo di Noi"; dall'impegno politico di A.I.A.S. sezione San Bortolo Vicenza e dal lavoro di analisi dei bisogni del territorio realizzato da Giancarlo Sanavio.
Il problema emergente che si poneva era quello di dare risposte educative, sociali ed occupazionali alle persone disabili in situazione di gravità, risposte che non arrivavano dai servizi già esistenti.
Questa situazione ci ha spinto a cercare nuove pratiche nel gestire, progettare e rinnovare i nostri servizi.
Questo continuo cercare e rinnovare ha prodotto uno stile d'intervento fondato su una precisa visione della fragilità nella persona in condizione di disabilità e una specifico impegno nella risposta ai bisogni speciali individuati.
Lo scopo principale è salvaguardare e affermare il diritto della persona disabile e della sua famiglia ad essere felici e promuovere l'autonomia personale e sociale.


LA MISSION:
QUELLO CHE VOGLIAMO ESSERE E FARE


1) LA NOSTRA IDENTITA'

Prima di porci degli obiettivi per il raggiungimento del "bene comune" a cui siamo chiamati in quanto cooperativa sociale, è opportuno soffermarci su cosa intendiamo per "essere cooperativa".

1.1 ESSERE COOPERATIVA
Essere soci cooperatori implica innanzitutto la consapevolezza di aver fatto una scelta ben precisa ovvero voler entrare a far parte di un modello di impresa sociale capace di garantire democraticità e partecipazione.
Gli strumenti di rappresentanza e partecipazione previsti dallo statuto (ovvero l'Assemblea Soci e il CdA) richiedono una personale e collettiva assunzione di responsabilità e investimento del singolo socio verso la cooperativa e della cooperativa verso il singolo socio.

La storia della MEA ci insegna l'importanza e la necessità di darci un'identità fondata su valori chiaramente definiti e fortemente condivisi, creando uno spirito cooperativo a cui ogni socio è chiamato ad ispirarsi consapevolmente nella quotidianità delle sue funzioni lavorative: è proprio all'interno dell'équipe che si manifesta l'espressione dell'essere cooperativa sociale e del fare lavoro sociale. E' il primo livello dove agisce la valorizzazione della rete interna tra i singoli, del lavoro di gruppo e della condivisione delle responsabilità; dove si valorizza il lavoro dei soci, dove i singoli possono portare la loro creatività, le loro conoscenze e competenze, la loro professionalità; è il primo livello in cui trova spazio la sperimentazione, la verifica, la condivisione delle informazioni e di una comune metodologia di lavoro, ed in cui è possibile la partecipazione alle scelte strategiche e operative della cooperativa.

I nostri Principi

Vogliamo fondare la nostra identità su questi principi:

1. essere cooperatore sociale comporta una precisa scelta etica e professionale: accanto alla volontà di intraprendere una professione di cura della persona, ognuno si assume la responsabilità della partecipazione sociale, il voler fare parte di una cooperativa sociale.
2. ogni socio ha il diritto e la responsabilità di partecipare attivamente al processo decisionale interno alla impresa: non è ammessa la non conoscenza e la non coscienza da parte dei soci su cosa vuol dire fare parte di una cooperativa sociale.
3. la struttura tecnica e di rappresentanza ha il dovere di assicurare a ciascun socio spazi effettivi di partecipazione al processo decisionale: dall'assemblea soci al CdA, dalle riunioni d'equipe agli incontri di coordinamento.
4. l'esercizio della rappresentanza dei soci, della direzione tecnica e delle funzioni di coordinamento comportano l'assunzione di poteri particolari cui deve conseguire una coerente responsabilità verso l'impresa e i soci: l'autorità è al servizio dei soci e della missione aziendale. La gestione deve essere trasparente e partecipata. Una comunicazione efficiente incentiva i soci a sentirsi parte attiva della cooperativa.
5. i soci hanno il dovere di porre la massima fiducia nell'operato degli organi amministrativi: ogni decisione viene presa pensando al bene della Cooperativa e non nell'interesse dei singoli.
6. la gestione della impresa è mirata a promuovere la valorizzazione delle risorse interne e la correttezza nei rapporti di lavoro; a ciascun socio sono assicurate uguaglianza di opportunità, equo riconoscimento del merito e dell'impegno individuale ed opportunità di crescita professionale.
7. la ricerca della qualità è una costante dell'agire della impresa e dei suoi soci; la ricerca della qualità e del costante miglioramento dei servizi, delle relazioni, degli approcci al lavoro costituiscono un vincolo ed un metro di misurazione quotidiano della congruità e della coerenza dell'agire individuale e collettivo;
8. l'appartenenza alla Cooperativa è un vantaggio che si compensa con la coerenza dell'impegno ed il rispetto dei propri doveri; senza rispetto dei doveri non ci sono diritti ed il rapporto societario viene a cessare.
9. ogni socio partecipa al rischio ed ai risultati della Cooperativa;
10. a ciascun socio viene corrisposto un compenso che ha a riferimento il contratto di lavoro del settore delle cooperative sociali e viene chiesto di rispettare gli obblighi verso l'impresa in esso statuiti.


1.2 ESSERE IMPRESA SOCIALE
Le scelte che riguardano la gestione e lo sviluppo imprenditoriale della Cooperativa devono essere coerenti con i principi ispiratori della propria mission.
Sia nel caso in cui le risorse economiche utilizzate provengano da finanziamenti pubblici, sia da privati, essere impresa sociale per noi significa fondare la scelta dei progetti, dei servizi e delle iniziative da realizzare sulla compresenza di diversi elementi: la loro coerenza di senso, la loro sostenibilità economica, la loro dimensione ed il loro valore pubblico.

1.3 RAPPORTO CON IL TERZO SETTORE
Siamo co-protagonisti, attraverso la partecipazione attiva e responsabile, della pianificazione delle politiche sociali territoriali a fianco dell'ente pubblico e con i soggetti della società civile. In questo modo possiamo lavorare al potenziamento del "bene comune", della ricchezza sociale e culturale delle comunità territoriali in cui siamo inseriti.
L'essere parte attiva del Consorzio Cooperative Sociali favorisce e facilita il nostro ruolo di rappresentanza ai tavoli di lavoro con le istituzioni del terzo settore.

1.4 PROMOZIONE NEL TERRITORIO
La Cooperativa sostiene attività e progetti finalizzati all'integrazione culturale nel territorio. Particolare attenzione viene data alla partecipazione ad eventi culturali esterni alle comunità e all'organizzazione di eventi aperti agli amici dei nostri clienti, sfruttando gli spazi che i nostri centri polifunzionali ci mettono a disposizione.
Inoltre con il volontariato giovanile si intende promuovere una visione della relazionalità caratterizzata dall'idea che la crescita avviene grazie alla reciprocità della relazione


2) LA GESTIONE DEI SERVIZI PER LA DISABILITA'


2.1 IL "RICONOSCIMENTO" E L' "EDUCABILITÀ" DELLA PERSONA DISABILE

Fino a non molti anni fa il lavoro con i disabili prevedeva modalità di relazione solo attente ad assicurare la semplice assistenza materiale e centrate su una impostazione di provenienza medico-sanitaria, col risultato di portare all'istituzionalizzazione della persona, la quale subiva la mancanza di progetti rivolti a migliorare la qualità della propria esistenza.

La nascita della nostra Cooperativa è legata alla convinzione di voler occuparsi della disabilità con uno sguardo progettuale nuovo rispetto al passato.
Il "prendersi cura della persona" parte da una predisposizione all'attenzione e alla considerazione nei confronti del disabile, fondando la relazione sul RICONOSCIMENTO della sua unicità, della sua peculiarità e dei suoi bisogni.

Riteniamo che a nessuna di queste persone "speciali" sia precluso di crescere ed evolversi ed è per questo che vogliamo affermare con forza l' EDUCABILITA' come possibilità costitutiva di ogni persona: il nostro sforzo è pensare i servizi con uno sguardo progettuale orientato alla crescita, al cambiamento nel tentativo di dare delle risposte ai bisogni evolutivi che ogni disabile, in quanto persona, si trova ad affrontare.
La scelta dell'educabilità è messa alla prova dalla nostra volontà di lavorare con la disabilità grave: il concetto di gravità non è assoluto e non deve diventare un alibi che porti ad una esclusiva pratica assistenziale o alla rinuncia ad un pensiero progettuale educativo: sta a noi creare l'ambiente fisico, psicologico e affettivo adatto per rispondere a queste esigenze.

2.2 IL RAPPORTO CON LA FAMIGLIA

La particolare situazione di bisogno nella quale una persona vive trova normalmente nella famiglia la prima importante e fondamentale risposta. Da almeno un paio di decenni sempre meno si ricorre ad inserimenti precoci in residenze o istituti, considerando il contesto domestico-famigliare come quello che garantisce un'essenziale qualità di vita. Tutto questo è il frutto di un cammino difficile che ha visto negli anni 70 e 80 numerose associazioni di genitori e famigliari impegnarsi per i diritto ad una buona vita delle persone disabili. Dopo la scuola dell'obbligo sono nati infatti i centri diurni che, mentre garantivano da un lato la prosecuzione della proposta educativa e della cura della persona, dall'altro davano alle famiglie parte del sostegno e sollievo per permettere la permanenza nel nucleo famigliare del proprio figlio.

Nel tempo abbiamo riconosciuto come il coinvolgimento, la cooperazione, la collaborazione tra servizio e famiglia si siano dimostrati fondamentali elementi che sapevano dare alla qualità dell'intervento un valore aggiunto. Il destinatario dell'intervento di cura-assistenza-educazione è pertanto anche la famiglia: il lavoro di accompagnamento, di fatto, è il risultato dell'incontro, non sempre facile e scontato, tra gli operatori del servizio e la famiglia.

Questa impostazione che vede il "percorso di vita" come il luogo di contatto e vicinanza tra i servizi e la famiglia, permette di gettare le fondamenta per una crescita della persona disabile, anche nella prospettiva di un "dopo di noi" che si realizzi non solo in "collocamenti" residenziali adeguati, ma anche nello sviluppo di una autonomia emotiva ed affettiva nei confronti della famiglia.


2.3 LA QUALITÀ COSTANTE DEL SERVIZIO

Se è vero che non si finisce mai di imparare e di crescere, è evidente che anche il processo relazionale con la persona disabile richiede un atteggiamento rivolto al miglioramento sempre possibile, senza porre limiti al desiderio di progettualità e alla volontà di provare nuove soluzioni.
E' accettando di farsi interrogare continuamente dal nostro lavoro che scaturisce il bisogno di porci la questione della qualità del servizio.
Nei nostri servizi infatti sono spesso centrali elementi qualitativi: il "come" insieme al cosa, il "percorso" insieme alla meta, il singolo e le sue relazioni in gruppo.
L'attenzione alla qualità, ben oltre alle spinte esterne che vengono dalle leggi e dal "mercato del sociale" (accreditamento, certificazione di qualità…), sarà pertanto una delle modalità con il quale continueremo a comprendere, a motivare e a verificare il nostro lavoro e i nostri servizi.


2.4 INTEGRAZIONE DEI SERVIZI DIURNI E RESIDENZIALI

L'esperienza ci ha portato a maturare la necessità di strutturare i nostri servizi in modo flessibile e modulare. Per garantire una coerente modalità di intervento nei riguardi della persona disabile
abbiamo investito sull'integrazione dei servizi diurni con quelli residenziali.
Con la gestione del centro diurno MeA è stato infatti possibile offrire un servizio integrato basato su un medesimo approccio progettuale educativo e assistenziale sia per le attività diurne che per le attività residenziali.
L'elasticità oraria che ne deriva permette di fornire una risposta senza dubbio maggiormente articolata alle persone disabili, soprattutto in un ottica di invecchiamento della famiglia e di preparazione al "dopo di noi". Permette anche di centrare l'intervento sulla persona aprendo la possibilità di servizi non solo mattutini, ma anche pomeridiani o prolungati.

Questa operazione porta anche ad una miglior efficienza nella gestione delle risorse, sia in termini di presenza degli operatori nelle fasce orarie quotidiane importanti, sia a fronte della ventilata possibilità di una riduzione delle risorse (soprattutto nel caso di eliminazione della retta diurna per le persone che godono del servizio residenziale).
Inoltre poter contare su un supporto importante in termini di personale dato dalle strutture diurne a quelle residenziali, da sempre penalizzate da elevato turn over, permette di garantire agli operatori che vi lavorano periodi di sollievo altrimenti poco raggiungibili in un contesto comunitario.


3) LA GESTIONE DEI SERVIZI DI SUPPORTO


3.1 ATTENZIONE ALLO SVILUPPO CONSORTILE

Insieme ad una più attenta gestione delle dinamiche interne alla cooperativa è utile pensarci e riconoscerci anche in relazione con altre realtà cooperative a noi vicine per stile e per "sentire" nei confronti della disabilità. La Cooperativa MeA è socia del Consorzio Cooperative Sociali (CCS) insieme ad altre cooperative.
Lo sviluppo di una rete consortile efficiente ed efficace garantisce:
- una gestione egualitaria dei servizi erogati a favore delle cooperative.
- l'accorpamento di forniture e servizi (per es. servizio lavanderia e mensa) in modo da abbattere alcuni costi di gestione difficilmente sostenibili dalle singole cooperative.
- la possibilità di condividere le problematiche relative alle comuni strategie, soprattutto per quanto riguarda la crisi delle risorse pubbliche per l'area dei servizi sociali.
- la possibilità di condividere le problematiche relative ai bisogni delle persone disabili.
- la formazione continua e costante degli operatori: come ente formativo accreditato, il CCS risulta essere una risorsa di professionalità (fornisce formatori) e di promozione del "fare cooperativa".

La promozione dell'interesse generale della comunità iscritto nell'identità della cooperazione sociale ha bisogno anche di condivisione territoriale di strategie e visioni tra diverse cooperative: il consorzio è uno strumento importante da valorizzare e utilizzare, attraverso il quale diventa possibile non solo controllare ed incentivare la qualità dei servizi erogati ma anche instaurare un circolo virtuoso di crescita e sviluppo cooperativo.


3.2 IL SERVIZIO DI TRASPORTO

Intendiamo il servizio di trasporto non come un servizio accessorio agli attuali servizi diurni, ma come un momento importante di incontro della famiglia e di accompagnamento della persona disabile dal centro verso casa, e viceversa. Da qui la scelta della gestione interna e non in appalto esterno del trasporto, con la presenza a bordo dei mezzi di almeno un operatore, che oltre a preoccuparsi del corretto svolgimento del trasporto stesso e dell'accompagnamento della persona disabile, fa da legame tra la famiglia e il centro diurno che accoglie la persona disabile stessa. Da alcuni anni ci avvaliamo della collaborazione con un'associazione di volontariato la quale ci fornisce gli autisti che affiancano gli operatori durante il servizio di trasporto. Queste figure per nulla marginali, col loro impegno e disponibilità, oltre a favorire l'integrazione sociale dei nostri ospiti sono un'ulteriore esempio dell'attenzione della cooperativa a creare relazioni solide e fruttuose coi soggetti sociali presenti sul territorio.
Va sottolineata anche l'importanza di aderire a queste forme di partnership con l'ente inviante U.L.S.S. che, di fronte alla nuova fisionomia del wellfare che si va delineando, si sta organizzando per garantire una serie di servizi innovativi (come per esempio l'assistenza domiciliare).


3.3 ASSISTENZA DOMICILIARE

La cooperativa ha aderito al programma di assistenza domiciliare organizzato dall'azienda socio sanitaria locale; questo servizio è importante per almeno due ragioni: mantenere una continuità educativa-assistenziale nei periodi prolungati di impossibilità di frequentazione di un servizio per particolari esigenze sanitarie, e permette di conoscere la realtà familiare direttamente nel contesto di appartenenza. Quest'ultima opportunità facilita il consolidarsi del cosiddetto patto educativo (vedi punto seguente).
Vanno inoltre sottolineate altre due ragioni per le quali è importante aderire a questa nuova forma di collaborazione.
Anzitutto la trasformazione del wellfare: l'ente inviante, nella logica dell'esternalizzazione dei servizi alla persona, si avvale di enti gestori che aderiscono all'accordo di programma (documento costruito per gestire nuove forme di risposta ai bisogni educativi ed assistenziali delle persone. È firmato dall'azienda sanitaria locale, dalla conferenza dei sindaci e dagli enti gestori). È importante essere pronti e disponibili a queste nuove forme di partnership, poiché potrebbero costituire la norma in futuro.
Va considerata anche la possibilità per gli operatori addetti all'assistenza e per gli educatori, di crescere professionalmente impegnandosi in una nuova forma di relazione d'aiuto. L'addetto all'assistenza domiciliare sarà seguito dalle figure educative designate dal distretto per periodici incontri di monitoraggio, e usufruirà anche di un tempo di supervisione e uno di aggiornamento professionale.

3.4 INCONTRI DI CONDIVISIONE CON LE FAMIGLIE

Vista l'importanza che riveste il ruolo della famiglia nel progetto personale di vita, abbiamo incrementato e diversificato gli incontri con i familiari. A partire dal 2008, infatti, si sono aggiunti agli incontri di condivisione degli incontri personali e degli incontri informativi, secondo il seguente calendario:
" due volte l'anno, all'apertura dell'anno educativo e all'apertura del nuovo anno solare, vengono organizzati degli incontri di carattere informativo (la partecipazione del presidente MeA e dell'ex. Presidente AIAS, che da sempre intervengono a questi incontri, permette di aggiornare sulle eventuali variazioni normative regionali e locali; in questi incontri vengono anche spiegati gli obbiettivi sui quali come cooperativa si è investito e vengono proiettati brevi filmati che documentano le attività svolte all'interno dei servizi).
" Sei incontri l'anno di condivisione sui vissuti dei familiari con suddivisione in due sottogruppi con presenza di un facilitatore (referente del servizio diurno e referente del servizio residenziale). Gli incontri di condivisione dell'unità diurna informatica-T.C.E. è tenuta separata per la particolare caratterizzazione che nel tempo è emersa rispetto il vissuto di disabilità acquisita.
" Due incontri l'anno di tipo individuale (con i familiari del cliente) nei quali si concretizza il patto educativo: vengono raccolte le aspettative e concordati gli obbiettivi . In questi incontri si ha modo anche di raccogliere eventuali lamentele o insoddisfazioni.
In totale, dunque, ogni familiare ha a disposizione 10 incontri all'anno.


3.5 PROGETTI INNOVATIVI EXTRAPROGRAMMAZIONE

Da sempre le comunità e il centro diurno, organizzano dei momenti di socializzazione e integrazione oltre che attività ludico-ricreative che vanno al di là della normale programmazione: i centri estivi, i soggiorni, i concertini musicali e i mercatini,le gite a tema e i momenti di incontro.
Queste attività richiedono un notevole sforzo organizzativo e partecipativo, ma crediamo sia oltremodo importante per creare dei momenti di rottura rispetto la routine e per promuovere la relazione tra le persone. Oltre all' impiego degli operatori e degli educatori del centro diurno e delle comunità, ci sono anche dei volontari che si impegnano nel movimentare alcune feste organizzate con musica, animazione e karaoke.
I centri estivi invece prevedono principalmente giochi e gite (parchi, piscina, fattorie didattiche etc.).
I mercatini promuovono un'autentica integrazione alla pari nel territorio, con la vendita dei lavori prodotti durante l'anno nelle attività diurne e di comunità.
Questo valore aggiunto del servizio è secondo noi un'eccellenza per quanto riguarda la qualità del servizio, e intendiamo per questo motivo non abbassare l'investimento in questa direzione, anche se le risorse sono sempre più scarse e il contratto nazionale del lavoro non premia certamente l'impegno dell'operatore-educatore favorendo una motivazione intrinseca rispetto la partecipazione ad attività che esulano dalla normale programmazione.
Si prospetta peraltro la possibilità che l'azienda Socio Sanitaria Locale metta a disposizione dei fondi per questo tipo di attività; trovarsi pronti per l'eventuale usufrutto risulta sicuramente auspicabile.

LA NOSTRA VISIONE


1.1 IL RICONOSCIMENTO DELLA PERSONA

Il limite della persona, la sua fragilità, è per noi elemento originale, speciale dell'individuo; attraverso esperienze auto affermative tese alla gratificazione e al benessere del cliente, l'obbiettivo centrale del nostro lavorare è mirare al potenziamento gratificante e socializzante della persona con se stesso e con gli altri.
L'appellativo di cliente vuole sottolineare la natura paritaria e contrattuale del rapporto; non c'è dipendenza, ma utilizzo libero di un servizio. L'insieme delle prestazioni e le caratteristiche organizzative corrispondono allo scopo sociale dell'accogliere con la migliore qualità dei servizi riabilitativi e di assistenza, e alla ricerca della massima qualità possibile di vita; da un lato promuovendo la capacità dell'utente di partecipare, decidere, apprendere, fare esperienze e dall'altro valorizzando le sue residue possibilità di fare attività, sia in autonomia che in collaborazione con altri, per mezzo di interventi educativi ed occupazionali personalizzati.

1.2 LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA

Il cliente è considerato il fulcro attorno al quale costruire una rete di servizi che hanno l'obbiettivo di rispondere al bisogno personale e del nucleo familiare d'appartenenza.

Tale concezione è rispecchiata anche nelle linee operative d'intervento. Non è il cliente ad adeguarsi alla struttura (istituzionalizzazione), ma è la struttura (il gruppo di lavoro) a regolarsi partendo dal bisogno espresso dalla persona.

1.3 LA SOLIDARIETÀ . INTEGRAZIONE E RECIPROCITÀ

È per noi fondamentale ed imprescindibile occuparci del bene comune, e crediamo che la fragilità della persona portatrice di handicap giochi un ruolo fondamentale nello sviluppo culturale di una società sempre più civile. Sappiamo che una società che sa guardare e assumersi la responsabilità nei confronti delle persone che vivono in condizione di fragilità e di svantaggio, è una società più giusta e più umana. Per tutti.
Da subito la sfida è permettere anche alle situazioni più complesse, alle persone con problematicità elevata, di frequentare servizi integranti e dunque aperti al territorio.
I servizi offerti sono caratterizzati dalla logica dell'inclusione sociale e dunque lavorano senza chiusure (progetto porte sempre aperte). Si vuole consentire la frequenza agli "amici" dei residenti in maniera libera. Riconoscendo l'intreccio, l'incontro, la relazione tra le persone, i mondi, gli ambienti come una delle modalità fondamentali diamo valore e senso alla condizione di vita delle persone qualunque essa sia.
Crediamo che il valore dell'unicità della persona valga anche e soprattutto per la persona caratterizzata da bisogni educativi speciali; sogniamo una svolta culturale attraverso lo scambio reciproco nel crescere insieme; parliamo dunque di bisogni relazionali speciali: il progetto connesso al mondo del volontariato giovanile ben rappresenta questa nostra concezione, "stare con l'altro, coglierne la specialità, l'unicità e vivendo assieme l'esperienza dell'incontro, conoscersi e così crescere".

1.4 LA RETE DI RELAZIONI

È nostra intenzione condividere il progetto esistenziale con le persone anche gravemente non autosufficienti e con i familiari attraverso un percorso che sente e partecipa alla vita del cliente, in un'ottica di vicinanza che accompagna ma non sconfina né invade.
È nostra intenzione offrire servizi collaborando e co-progettando assieme agli altri "attori" sociali, economici, istituzionali, culturali e professionali.

1.5 COMPETENZA E FORMAZIONE CONTINUA

Ci interessa imparare, coltivare, praticare e diffondere la cultura della assunzione di responsabilità nei confronti delle nostre comunità.
Sappiamo che per farlo è necessario ascoltare, capire, conoscere la complessità e la specificità della disabilità, delle diverse forme di organizzazione dei servizi; non ci si improvvisa cooperatori né operatori ma è qualcosa che si matura continuando a crescere come persone consapevoli, come soci cooperatori motivati e motivanti, come lavoratori con una professionalità viva.
Per rispondere con efficacia alle persone dai bisogni educativi speciali e per ovviare al temuto fenomeno burn-out, crediamo nel valore della formazione continua e nell'acquisizione di competenze specifiche: saper essere e saper fare, poiché siamo consapevoli che la motivazione va supportata e sviluppata.

2. IL FUTURO CHE IMMAGINIAMO PER
LE PERSONE DISABILI

Immaginiamo, pertanto, la vita delle persone disabili giovani adulte, all'interno di percorsi in cui siano assicurati l'accompagnamento assistenziale e la cura della persona; che avvengono in ambienti (domestici, abilitativi, di tempo libero) capaci di promuovere la massima espressione delle capacità e delle qualità personali anche perché vivono l'apertura e l'incontro con la comunità in cui vivono.
Ci interessa, in particolare, inserire in questi percorsi, persone in condizione di grave non autosufficienza, che non hanno trovato risposte ai loro bisogni e necessità.

Accettiamo di farci provocare dalla vita adulta della persona disabile. Il durante-dopo di noi, e il nonostante noi, sono le questioni che dovranno guidarci nei prossimi anni: cioè la possibilità di una vita adulta della persona disabile più piena e ricca possibile.


3. LE 4 SCELTE CHE ORIENTANO I SERVIZI


3.1 RIABILITAZIONE - ABILITAZIONE

Occupandoci di grave fragilità, partiamo dal riconoscimento della persona come possibilità per la stessa di affermare la propria identità. La relazione d'aiuto parte dal riconoscimento e dalla comprensione del bisogno, di modo che nel vissuto della persona con bisogni relazionali speciali insorga la coscienza di sé, e di conseguenza si vadano ad ingenerare quei dinamismi che consentono lo sviluppo di una personalità con la possibile insorgenza di nuove abilità e/o autonomie.
La linea d'intervento operativa mira a contribuire alla migliore valorizzazione delle residue capacità, a stimolare l'autonomia, la comunicazione e l'apprendimento di nuove funzioni. Vengono creati momenti socializzanti per ritemprare le energie ed acquisire abilità sociali emergenti: musica, teatro e partecipazioni a gite o soggiorni sono solo alcuni esempi di contenitori ove promuovere lo sviluppo delle competenze di relazione.
I laboratori diurni sono organizzati per promuovere l'emergere di nuove abilità e autonomie della persona; gli ambienti sono strutturati per rispondere all'individualità della persona con i bisogni cha la caratterizzano.

3.2 PROGETTO EDUCATIVO PERSONALIZZATO

Sulla base della volontà di affrontare tutte le sfide che il territorio pone, il servizio vuole rendersi disponibile anche per persone precedentemente espulse a causa della multiproblematicità. Nella logica del riconoscimento della persona, il progetto educativo e di assistenza individualizzato è il piano che l'equipe professionale elabora per ognuno.
Il centro della pratica è la relazione, dunque si parla anche di bisogni relazionali speciali. Il processo di crescita è relazionale, poiché la relazione educativa è innanzitutto una relazione. Con questo ci si accosta alla persona considerandola per quello che è, e non per ciò che dovrebbe diventare. Si parte dalle qualità caratterizzanti per poi sviluppare modalità di relazione più appaganti e soddisfacenti dal punto di vista personale.
Riconosciamo l'educabilità - la possibilità del cambiamento educativo - come elemento costitutivo della persona. Le esperienze proposte (in forma di attività, percorsi, laboratori…) sono utilizzate affinché la persona possa, il più possibile, diventare capace di esprimere e di affermare le proprie potenzialità e risorse, sia nell'ambito delle relazioni che delle capacità-abilità utili al proprio percorso di vita.

3.3 PROGETTO DI VITA

Metter al centro la persona significa per noi prendere in considerazione la prospettiva evolutiva nel suo complesso: passato, presente e futuro. I cambiamenti rendono importante l'aggiornamento e la valutazione dei bisogni espressi in modo che l'intervento programmato sia congruente rispetto la fase di crescita vissuta. Questo significa guardare alla fragilità in una prospettiva caratterizzata dalla dinamicità; questo ci protegge dal rischio di scivolare nella staticità di un approccio istituzionalizzante (ovvero imporre degli standard alla persona senza partire dal bisogno espresso dalla persona).
Il progetto deve di conseguenza tenere conto dei diversi bisogni del cliente, deve individuare gli strumenti e le tecniche adatte per il raggiungimento degli obiettivi facendo particolare attenzione ad osservare i cambiamenti e la dinamica evolutiva della persona. Questo significa costruire assieme alla persona il suo percorso di vita e condividerne le tappe (la logica è quella dell'adultità).
Il rispetto è reciproco, nel senso che entrambe le parti si impegnano per incrementare il livello di benessere delle persone tenendo conto del bisogno attuale e modificando gli obbiettivi secondo linee d'intervento soggette ad interverifiche semestrali, nelle quali vengono coinvolti il cliente, la famiglia, il gruppo di lavoro e il servizio inviante.

3.4 PROGETTO ESISTENZIALE

La frequenza di un servizio organizzato per persone con bisogni relazionali speciali può essere interpretato dal famigliare come una sconfitta, con i conseguenti vissuti di colpa , impotenza etc.
Il distacco dai genitori viene dunque gestito assieme, con incontri individuali per la condivisione del progetto educativo e attraverso incontri allargati periodici di condivisione dei vissuti con la presenza di un facilitatore.
L'organizzazione di momenti di festa allargati, inoltre, ha lo scopo di conoscersi nelle modalità relazionali meno strutturate, nel senso che non sono previste specifiche attività, eccezion fatta per eventi ludico ricreativi come concerti o giochi. In tali situazioni si può ben dire che venga a consolidarsi un'alleanza terapeutica, nel senso che si istaura un rapporto di fiducia reciproco che risulta funzionale alla progettazione educativa-riabilitativa-abilitativa.
Questo percorso si nutre di normalità, di quotidianità, cioè di tutte le "cose" che possono stare dentro la vita di una persona: del tempo occupato in attività o in centri di interesse, del tempo libero, del tempo ritmato dai diversi momenti di una giornata ma anche dei periodi dell'anno. Tutti questi "tempi" sono da considerare come tempi ricchi e pieni, facendoli diventare oggetto di esperienze alle quali sia possibile riconoscere e attribuire un significato: i diversi periodi dell'anno, le feste, i compleanni, le vacanze, il rapporto con il territorio, le attività di cura di sé, il rapporto con il proprio ambiente fisico, i propri oggetti cari, i ricordi e i progetti per il futuro, il rapporto con i parenti, le relazioni con amici, gli affetti dentro e fuori il proprio gruppo. I nostri servizi sono impegnati pertanto a costruire il contesto e le proposte in cui la vita quotidiana diventi un "materiale" prezioso e significativo per le persone.

3.5 LA TRASPARENZA DELL'AZIONE

La Direzione informa all'inizio di ogni anno, la rete dei servizi e le persone interessate in ordine ai programmi stabiliti per l'anno in corso.
Per quanto concerne il personale, tutte le osservazioni/decisioni emerse nelle riunioni sono riportate su supporti scritti che vengono periodicamente aggiornati al mutare delle condizioni dell'ospite: tutti i protocolli, le procedure, le cartelle cliniche, i piani individualizzati, i piani di lavoro, sono a disposizione del personale con supporti scritti.
Ciò a garanzia della trasparenza delle azioni del servizio e della controllabilità e valutabilità dei comportamenti e dei risultati raggiunti.

A.I.A.S. Vicenza - Via della Rotonda, 58 -36100 Vicenza
Telefono (0444) 235095 - Telefax (0444) 546870
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